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I gas fossili affondano la sfida dell’idrogeno ‘pulito’: il report 2020 colpisce la Commissione europea

No, l’idrogeno non è una materia prima ‘pulita’: solo lo 0,1% deriva da fonti rinnovabili. Malgrado lo storytelling dipinga l’idrogeno come fonte energetica green del futuro, il 90% proviene ancora da combustibili fossili. Esattamente l’opposto di ciò che è scritto nel Green Deal europeo. È da questi numeri che Corporate Europe Observatory, Food and Water Watch Europe e Re:Common sono partiti per fare chiarezza sulla lobby del gas. I pilastri societari di queste multinazionali, tra cui Hydrogen Europe, Eurogas, Zep e Snam, hanno creato una importante rete di contatti a Bruxelles con l’intento di riconvertire gasdotti all’idrogeno, quello estratto dagli idrocarburi, il cosiddetto idrogeno grigio o dal gas, l’idrogeno blu. Eppure nell’aprile 2019 si parlava con entusiasmo di decarbonizzazione della rete gas europea.

Dietro al ‘fuoco amico’ sulla Commissione europea ci sarebbero 58 milioni di euro spesi in un solo anno. Cifre che, dal punto di vista dei colossi del gas, saranno un investimento vincente quando gli oltre 160 incontri avvenuti con Frans Timmermans (vicepresidente Commissione UE), Kadri Simson (Energia), Thierry Breton (Mercato interno e Servizi) e i loro gabinetti, porteranno a risultati concreti per il consolidamento del controllo sulla produzione di idrogeno, e quindi sulla fornitura di gas. Ma ci sono anche altre premesse, perché fra il 2014 e il 2020, l’industria dell’idrogeno ha avuto accesso a oltre 1 miliardo di euro di fondi pubblici. Un’attività di lobbying che sta preoccupando più le associazioni ambientaliste che l’antitrust.

Nel report dal titolo “The hydrogen hype: gas industry fairy tale or climate horror story”, alcune delle associazioni contro la corruzione e la distruzione dei territori in Italia, in Europa e nel mondo, hanno inoltre segnalato un rapporto tra alcuni ex funzionari della Commissione europea in materia di gas e idrogeno e il team McKenzie Hydrogen, risolti in termini di accordi nell’appoggio all’organismo “Clean Hydrogen Alliance”, incaricato di pubblicare una lista di progetti – focalizzati sull’idrogeno – per accedere ai fondi pubblici. Quel famoso miliardo ottenuto tra il 2014 e il 2020. Ma la Clean Hydrogen Alliance è solo una parte di questo puzzle che ha portato la rete dei gasdotti in pole position, e senza rivali, nella distribuzione di gas fossili dell’Ue. Così nasce il progetto “European Hydrogen Backbone” della coalizione “Gas for Climate“. Riportiamo l’incipit di presentazione:

Gas for Climate è stato avviato nel 2017 per analizzare e creare consapevolezza sul ruolo del gas rinnovabile e a basse emissioni di carbonio nel futuro sistema energetico e nel pieno rispetto dell’obiettivo dell’accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi. A tal fine, l’intera economia deve diventare a zero emissioni di carbonio entro la metà del secolo.

La rivoluzione dell’idrogeno verde è ancora lontana, ma necessaria: la Commissione Europea sembra sostenere i piani dell’industria che darebbero il via libera alle aziende che costruiscono e gestiscono infrastrutture per il gas fossile. Perciò la ‘Spina dorsale dell’idrogeno’ viene utilizzata dall’industria e dagli Stati membri anche per far risorgere mega progetti controversi come il gasdotto franco-spagnolo-portoghese MidCat, che è stato rigettato per motivi climatici.

Si trova nero su bianco la strategia sull’idrogeno della Commissione, pubblicata nel luglio 2020, in cui si incontrano i medesimi obiettivi del gruppo di lobby Hydrogen Europe. Ne parla un articolo pubblicato su Valori.it.

A proposito di Hydrogen Europe, dietro c’è la compagnia di pubbliche relazioni FTI. Quella che negli Usa fu scoperta essere la longa manus delle major petrolifere nella creazione di false organizzazioni di base a sostegno dei combustibili fossili. Come è emerso da una recente inchiesta del New York Times.

Tutto questo a un anno dalla firma del Green Deal europeo, ovvero “un insieme di iniziative politiche portate avanti dalla Commissione europea con l’obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050”. Lasciando da parte i manifesti pseudo rivoluzionari, con queste premesse la strada verso la tanto attesa ‘cura’ del Pianeta è ancora lunga e certo non potrà essere incoraggiata dalle aziende dell’industria del gas proveniente da combustibile fossile. Un segreto di Pulcinella nascosto dalla maschera dell’energia rinnovabile, che a causa della scarsa informazione sulle dinamiche dell’Unione Europea – percepite come lontane – passa inosservato ai più, ma rischia di avere pericolose conseguenze su ogni cittadino.

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