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Maggio da incubo: record del livello di CO2

Record assoluto di CO2 a maggio. Altro che effetto lockdown. Altro che calo dei trasporti, i livelli di concentrazione di anidride carbonica hanno raggiunto un picco di 417,1 parti per milione ovvero 2,4 in più rispetto all’anno scorso. Sarà stata la febbrile necessità di rimettere in moto la macchina economica mondiale (anche se in alcuni Paesi lo spettro del Covid continua a terrorizzare), ma i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della meteorologia sono preoccupanti.

Torna così sulla scena, prepotentemente, la parola ‘ambiente’. Dalla base del programma Global Atmosphere Watch a Mauna Loa, alle Hawaii, è stato appurato che i mesi di quarantena hanno sì rallentato le emissioni “ma non abbastanza da apparire evidente alle nostre rilevazioni” ha detto Ralph Keeling, docente della Scripps Institution of Oceanography. In poche parole, facendo una provocazione, servirebbero altri tre o quattro epidemie per riequilibrare i parametri oppure basterebbe mettere in atto un piano globale, con obiettivi a breve e medio termine, purché condivisi.

Nello stesso periodo in cui si è celebrata la Giornata Mondiale degli Oceani, il bollettino climatico Copernicus Climate Change Service ha registrato che maggio 2020 è stato anche il più caldo di sempre – a livello globale – con temperature sopra la media di almeno 0,63 gradi. I dati sono relativi al periodo tra 1981 e 2010. Ancora una volta, purtroppo, le temperature più alte (anche di 10 gradi) si sono registrare al Nord: Siberia, Alaska e Antartide. Il 2020 si conferma annata difficile sotto molteplici aspetti e di fronte a queste notizie non si può più fare finta di niente.

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