Relax e salute (1)

Vivere meglio: come e perché dobbiamo praticare il relax

Il miglior momento per rilassarsi è quando non abbiamo neanche un momento per farlo. S.J. Harris

 

Ogni funzione fisiologica umana, che sia la respirazione, il sonno, la fame, la sessualità o il battito cardiaco, è caratterizzata da un’alternanza di attività e riposo. La natura ci insegna che la vita è indissolubilmente legata a ritmi, pulsazioni e cicli, che vanno rispettati per il mantenimento dell’equilibrio psicofisico. La successione e il ricorso di fasi, quindi, sono fenomeni che fanno parte dell’esperienza quotidiana e biologica, ma quando si considerano il riposo, dal punto di vista fisico, e la quiete, sotto l’aspetto mentale, riferendosi all’essere umano, l’equilibrio appare come un miraggio, se non addirittura un lusso improbabile, irraggiungibile. I ritmi di vita sempre più alti costringono a numero di ore di sonno quale unica fonte di ristoro per affrontare la giornata successiva.

Fasi di distensione e di rilassamento – soprattutto a seguito di attività, siano esse fisiche, emotive o cognitive – sono tuttavia necessarie, se non fondamentali, per un recupero efficace delle energie e per l’accrescimento stesso delle capacità cognitive. In ambito terapeutico, quando si parla di rilassamento al fine di garantire il benessere, ci si riferisce all’assenza di tensione (muscolare, affettiva o mentale), che è opportuno bilanci e si alterni ai momenti di attività e stress.

Il punto di partenza è la consapevolezza delle necessità psicofisiche: ascoltare il proprio corpo captando segnali di allarme è un’attività da non trascurare. Spesso, purtroppo, ci si accorge della mancanza di distensione e quiete solo quando è troppo tardi, ovvero quando un muscolo è stato così teso e contratto da essere diventato dolente; quando si ha concluso un’attività particolarmente stressante; quando un pensiero si è presentato in modo così ricorrente e invadente da diventare ossessivo, specialmente in ambito economico e lavorativo. Ecco perché è importante prevenire, monitorando il proprio stato di attivazione, l’arrivo di segnali di evidente sovraccarico. Come? Con pause di recupero e di rilassamento.

Nelle circostanze di tensione e sovraccarico oltre i limiti fisiologici, l’atteggiamento comune è quello di resistere fino al superamento della fase critica, con l’idea di concedersi solo successivamente il meritato recupero, sia esso emotivo, fisico o mentale. Niente di più sbagliato. Escludendo alcune circostanze in cui – per ovvie ragioni – non si ha la possibilità di posticipare il riposo, in tutti gli altri casi è opportuno concedersi delle pause e perseguire, in modo intenzionale, cosciente e attivo, uno stato di rilassamento. Giustificazioni basate su una presunta mancanza di tempo o su imperativi morali non fanno che rinforzare schemi disfunzionali basati sull’illusoria credenza, tipica del nostro secolo, di “potercela fare stringendo i denti”, senza tener conto delle catastrofiche conseguenze nel medio e lungo periodo.

Ecco due tecniche di rilassamento di cui non potrai più fare a meno.

Rilassamento Muscolare Progressivo. Agli inizi del secolo scorso, Edmund Jacobson pubblicò il saggio Progressive Relaxation in cui spiegava il suo innovativo metodo di rilassamento autoindotto. Il metodo di auto rilassamento formulato da Jacobson si basa sull’idea che il pensiero e lo stato emotivo influiscano sul livello di risposta muscolare, evidenziando una relazione tra sistema muscolare, pensiero ed emozioni.
Il Rilassamento Muscolare Progressivo risulta particolarmente utile per chi soffre di disturbi del sonno, dato che induce a un riposo intenso attraverso cui è molto più facile conciliare il sonno, ma è anche raccomandato per aiutare a combattere lo stress quotidiano e per regolare rabbia e aggressività. Lo studio di Jacobson prevede che il soggetto, in primo luogo, sviluppi la capacità di individuare da sé lo stato di tensione muscolare. Per raggiungere questo obiettivo è importante percepire la differenza tra tensione e rilassamento, attraverso ripetuti esercizi di contrazione volontaria e prolungata delle varie zone del corpo, fino a quando si sarà in grado di avvertire anche le minime contrazioni muscolari. Una volta che il soggetto ha imparato ad avvertire la tensione dei vari gruppi muscolari, sarà in grado di rilassare i muscoli che non sono interessati al movimento che sta effettuando e sarà anche in grado di applicare autonomamente in ogni attività esclusivamente la quantità di tensione muscolare necessaria.

L’essenza della tecnica consiste nel mettere in tensione secondo tempi predefiniti alcune parti del corpo e in seguito rilassarle. Jacobson affermava che notare la sensazione di tensione e di rilassamento nel momento in cui si smette di contrarre il muscolo aiuterà il soggetto in trattamento a provare una piacevole sensazione di benessere corporale che si tradurrà in benessere psicologico.

Training Autogeno. Tecnica di rilassamento efficace nella cura dell’ansia, dell’insonnia, delle somatizzazioni e dello stress, questa pratica messa a punto da Schultz nel 1932 consiste nell’apprendimento e nell’allenamento costante di una serie di esercizi di rilassamento di tipo autoindotto. Le immagini mentali, dopo che è avvenuto il rilassamento fisico, inducono visualizzazioni piacevoli e rilassanti per richiamare sensazioni legate ai cinque sensi e possono essere a carattere generale o specifiche per sintomi particolari. Una volta appreso, il Training Autogeno può essere sempre utilizzabile in situazioni diverse nella vita quotidiana.
Gli esercizi di rilassamento fondamentali si suddividono in inferiori e superiori. Nei primi l’attenzione mentale viene rivolta a particolari sensazioni corporee; nei secondi, invece, l’attenzione viene rivolta a particolari rappresentazioni mentali. In tutto gli esercizi di rilassamento sono sei, i primi due sono detti fondamentali e gli altri quattro complementari:
Esercizio della pesantezza, che agisce sul rilassamento dei muscoli.
Esercizio del calore, che agisce sulla dilatazione dei vasi sanguigni periferici.
Esercizio del cuore, che agisce sulla funzionalità cardiaca.
Esercizio del respiro, che agisce sull’apparato respiratorio.
Esercizio del plesso solare, che agisce sugli organi dell’addome.
Esercizio della fronte fresca, che agisce a livello cerebrale.

Il Training Autogeno in ambito clinico è utile nella cura di ansia, insonnia, emicrania, asma, ipertensione, attacchi di panico e di altre condizioni (coliti, gastriti, dermatiti) più o meno gravi. La pratica messa a punto da Schultz ha anche un ruolo importante per atleti, sportivi e studenti in quanto favorisce il recupero di energie permettendo una migliore gestione delle proprie risorse, migliora la concentrazione e l’ascolto del corpo e contribuisce al conseguimento di alte prestazioni mantenendo il giusto equilibrio psicofisico instaurando un dialogo con il proprio corpo e portando equilibrio e tranquillità dentro se stessi.

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