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Rubrica sport, i pit-stop sono luoghi inquinanti?

Grazie alla nuova collaborazione con il portale sportivo Bloggoal, riportiamo di seguito un estratto dell’articolo in cui si parla di sport e ambiente. Proseguiamo il ragionamento su cosa si deve fare per salvaguardare la natura. Cosa sbagliamo nella vita di tutti i giorni? Ecco qualche spunto di riflessione legato ai ‘big’ delle organizzazioni sportive mondiali. Anche l’Italia è in prima linea.

LA SOSTENIBILITÀ È IL MANTRA DA RIPETERE PER UN FUTURO MIGLIORE. Una parola carica di significato, che si può declinare in ambito urbanistico, edilizio, logistico e, non ultimo, domestico. Lo sport è salutare per la natura? A livello globale ci sono ottimi esempi di resilienza ambientale, ma la parola ‘sostenibilità’ viene spesso confusa con quella di ‘marketing’. Capita così che un piccolo passo in avanti si trasformi in un’impresa titanica grazie all’abilità comunicativa.

Società e associazioni che ruotano attorno allo sport non sono da meno. Certo, essere green fa presa sulle persone, soprattutto sui più giovani, ma ci sono alcuni piccoli – si fa per dire – accorgimenti che talvolta vengono dati per scontati dagli atleti stessi. Nel mirino della critica sono finiti i ristori delle gare: ciclismo, running, mountain bike, triathlon. Per citarne alcuni.

Tanto c’è chi pulisce. A fine gara e talvolta per giorni lo staff raccoglie bicchierini, bottiglie, carte sporche. Tutto questo ha un costo aggiuntivo e come fa notare Antonio Ruzzo ” Forse fermarsi a un ristoro, bere e poi gettare il bicchierino di plastica in un bidone ci fa sentire meno campioni? Saranno quei venti secondi a fare la differenza?” Non dimentichiamoci che il vero cambiamento andrebbe fatto a monte: meno plastica, più materiale riciclabile e aree di raccolta rifiuti. Accorgimenti che portano benefici economici anche agli organizzatori, a fronte di un maggiore impegno per rispettare quelle strade e quei boschi che fanno da cornice alle gare.

Nel suo blog, Ruzzo cita le gare Maratona dles Dolomites alla Cortina-Dobbiaco alla ‘Eco’ Milano Marathon, alla Sellaronda Hero come esempi di ecosostenibilità sportiva. Ma non sono gli unici esempi. Alla London Marathon hanno utilizzando l’innovazione di bolle trasparenti rotonde e commestibili. Si chiamano Ooho e sono sfere d’acqua ricoperte da una membrana gelatinosa derivante da arginato di sodio formata da alghe marine e cloruro di calcio. Queste sfere sono commestibili e biodegradabili in 4-5 settimane. Rispettano l’ambiente e sono anche più salutari perché contengono minor anidride carbonica.

L’impegno ambientalista è stato abbracciato anche dalla Sarnico Lovere Run, che con l’accordo tra Uniacque e Hera ha utilizzato solo acqua distribuita dagli erogatori predisposti in concomitanza dei punti di ristoro. Questo ha permesso di eliminare l’utilizzo delle bottigliette di acqua sostituite con bicchieri di carta biodegradabile. Niente più cartacce ai margini della strada e un ottimo biglietto da visita per il pubblico.

 

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